Italiano / C1

Il rasoio

Short story

Un giorno un rasoio fece uscire la lama dal manico, che, una volta richiuso, le serviva anche da custodia. Appena fuori dalla bottega del barbiere, si espose al sole e vide la luce rispecchiarsi sul proprio corpo. La vista di quella superficie splendente gli procurò un orgoglio smisurato e lo indusse a ripensare al lavoro da cui proveniva.

Possibile che dovesse tornare proprio in quella bottega? Si rispose subito di no. Ai suoi occhi, accettare ancora un mestiere così umile avrebbe significato non essere all'altezza della propria bellezza. Invocava perfino gli dèi perché una cosa tanto splendida non si abbassasse a una simile condizione.

Gli sembrava una vera follia destinare ancora il proprio corpo a radere le barbe insaponate degli uomini di campagna, ripetendo quelle operazioni manuali. Non era fatto per simili esercizi, si disse. Avrebbe cercato un luogo appartato e vi avrebbe trascorso la vita in un riposo tranquillo, sottraendosi definitivamente al lavoro del barbiere.

Alla decisione seguì l'azione. Il rasoio si nascose e rimase inattivo per parecchi mesi. Un giorno, tornato finalmente all'aria aperta, fece di nuovo uscire la lama dalla sua custodia. Fu allora che si vide trasformato: assomigliava a una sega arrugginita, e la superficie nella quale aveva ammirato il sole non ne rifletteva più lo splendore.

Il pentimento arrivò quando ormai il danno era irreparabile. Il rasoio pianse invano, rimpiangendo la precisione del proprio filo. Quanto sarebbe stato meglio, si diceva, continuare a esercitarlo insieme al barbiere! Cercava la superficie lucente di un tempo e doveva riconoscere che la ruggine l'aveva consumata. Per sottrarsi al mestiere che disprezzava, aveva perduto la qualità che gli permetteva di svolgerlo.

Leonardo estende la vicenda alle capacità dell'intelligenza. Chi abbandona l'esercizio per darsi all'ozio finisce per perdere la propria sottigliezza: la mente, come la lama lasciata inutilizzata, non conserva intatte le sue qualità. È la ruggine dell'ignoranza, nell'immagine conclusiva della favola, a guastarne la forma.


English summary · includes the ending

A razor opens out of the handle that protects its blade and stands in the sunlight. Seeing the sun reflected on its bright surface, it becomes very proud of its beauty. It begins to question whether it should ever return to the barber's shop.

The razor decides that something so beautiful should not have to do ordinary work, especially shaving the soapy beards of country people. Instead, it hides away and plans to enjoy a peaceful life without work. Several months pass before it comes out again and opens its blade.

Now the razor looks like a rusty saw. Its surface no longer reflects the sunlight, and its fine cutting edge is ruined. It regrets leaving the barber, but cannot repair the damage.

Leonardo ends by comparing the razor with the human mind. People who choose idleness instead of using their abilities also lose their sharpness, as ignorance gradually damages their understanding.

Adapted for Lejrbål from the credited source.
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